Pere Mature

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Era il primo giorno di scuola dopo le vacanze, per la 4c della scuola elementare Michelangelo Grigoletti. I bambini fecero irruzione in classe chiassosi e le bambine, più composte per natura, camminarono piano verso i nuovi banchi, sussiegose quasi a mo’ di parodia delle donne che sarebbero diventate. Stava cominciando un lungo anno di scuola e i bambini, non comprendendo la tragicità di trovarsi lì ora, manifestavano una solerte eccitazione dovuta alla rottura della routine estiva.
Anna, Barbara e Silvia erano tre bambine della 4c, erano molto amiche e quindi si sedettero nello stesso terzetto di banchi.
Anna era la più intelligente del trio. I suoi temi erano brillanti, suonava il violino e faceva nuoto a livello agonistico. Mora con gli occhi scuri. Acquario.
Barbara era la più scalmanata. Coinvolgeva le altre due piccole amiche in piccole avventure e istruita da una sorella più grande conosceva già i rudimenti dell’arte del pettegolezzo. Mora per nascita, bionda per vocazione. Gemelli.
Silvia era completamente priva di qualità. Nessuno la notava perché in lei non c’era nulla da notare. Bionda crespa. Vergine.

Quel giorno, prima che entrasse la maestra, Anna e Barbara si rivolsero a Silvia con curiosità.
         ti trovo cambiata. Hai tagliato i capelli?
         forse un nuovo look? – suggerì barbara indagando
         no amiche, semplicemente durante l’estate mi sono spuntate le tette.
         ti sono spuntate le tette?!- esclamarono all’unisono le due amiche
         si, provate a toccare.
         che strano. – disse Anna
         fashion! – ribadì Barbara
         all’inizio pensavo fossero due brufoli ma poi quando ho visto che non scoppiavano ho capito che si trattava di tette.
La maestra entrò in classe e salutò gli alunni. “Buongiorno a tutti”, ”avete fatto i compiti?”, ”vi siete riposati?”, ”dove siete andati invacanza?”, ”Alex per l’amor del cielo vuoi stare zitto che non è nemmeno cominciato l’anno” e via dicendo. Posò la borsa di pelle nera ai piedi della cattedra impugnò un gesso bianco e di spalle alla classe prese a segnare la lavagna.
Luca fece notare a Marco, il suo compagno di banco, Silvia.
–    hai visto Silvia che bella maglietta?
         è la sua solita maglietta, però hai ragione, le sta meglio.
         sarà perché è abbronzata.
         non è abbronzata, sarà la pettinatura.
         è la solita pettinatura.
Dietro di loro Matteo insorse.
–    oh amici, avete visto Silvia?
         si, la stavamo guardando anche noi .
         io dopo scuola le chiedo di venire a giocare da me.
         veramente pensavo di farlo io.
         ma se non te la facevo notare nemmeno ti accorgevi.
         per tua informazione me ne ero accorto prima di te.
         voi non le avete mai parlato, le chiederò io di uscire.
         mia mamma è molto amica di sua mamma. Una volta è anche venuta a casa mia quindi ho la precedenza su di voi.
         non vi siete mai accorti della sua esistenza.
         io una volta le ho chiesto i compiti.
         non è vero, nessuno chiede i compiti a Silvia, i compiti si chiedono ad Anna.
         Bambini state zitti che ora leggiamo i temi che avete scritto durante le vacanze!
La lettura dei temi prese la piega di certe conferenze dove l’oratore viene ombrato da una giornalista in tiro. Tutti i bambini della classe erano ipnotizzati da Silvia. Non riuscivano a schiodarle gli occhi di dosso. Volavano i commenti e i sospiri ammirati di una quindicina di bambini di quarta elementare. Le bambine presto si accorsero della stranezza.
         Silvia! Ti stanno guardando tutti.
         A me? Cosa sta succedendo?
         Non so ma perfino Alex non ti stacca gli occhi di dosso.
         Oddio che imbarazzo.
         Ne ho sentito parlare. – fece Barbara – mia sorella una volta mi ha rilevato che un giorno un ragazzo mi avrebbe fissato.
         Uno, non una classe!
         Non fa differenza, il punto è che so cosa devi fare.
         Allora dimmelo ti prego.
         Devi sorridere.
         Sorridere?
         Sì, sorridere.
         Ok, ci provo.
Il sorriso di Silvia provocò nella classe una reazione bifasica. In un primo momento ebbe un effetto sedante, facendo scivolare i bollori infantili dei suoi compagni di classe, nel paese del compiacimento e dell’autocelebrazione. In seconda battuta fu la guerra. Quel sorriso senza destinatario aveva acceso le fantasie di possesso di ogni bambino che, sicuro fosse stato rivolto a lui, ne rivendicava la proprietà ringhiando contro gli altri a cui il sortilegio aveva fatto credere la stessa cosa.
         Silvia mi ha sorriso.
         stronzo, non vedi che a sorriso a me.
         ma se a me sta ancora sorridendo?
         ‘fanculo, lei mi ama.
         tu sei brutto, non può amarti. Ama me.
Passarono tre ore e la campanella sugellò la fine della giornata scolastica che, per il primo giorno, era solo un assaggio.
Quando Silvia varcò il portone della scuola ad attenderla c’erano tutti i maschietti della sua classe. Chi sorrideva imbarazzato, chi sfoderava pose da macho poggiando al muro della scuola, chi le porgeva merendine confezionate. Sembrava una diva che attraversava un nugolo di ammiratori, smaniosi di incrociarne lo sguardo o ansiosi di rubarle due minuti del suo prezioso tempo.
         ci chiedevamo se questo pomeriggio ti va di venire con noi a tirare sassi alle anatre.
         oddio che cosa crudele. Chiederò alla mamma.
         aspetteremo sotto casa tua che tua mamma decida. –dichiarò un capannello di bambini più smaliziati.
Le tre amiche si allontanarono assieme lungo il vialetto che conduceva alle loro abitazioni. Si respirava un‘aria di incredulità. Il cielo era pieno di sole.
         ma cosa sta succedendo? – si interrogò Anna
         è colpa delle tette di Silvia. – affermò sicura Barbara- le tette sono potentissime. Avete visto come facevano girare i maschi?
         gli hanno fatti partire di testa.
         sembravano delle scimmie.
         cosa pensi di fare questo pomeriggio?
         Credo che andrò a tirare sassi alle anatre.
         Ma è una cosa terribile.
         Ma i ragazzi sono così carini con me.
         Sono carini con te solo perché hai le tette.
         Comunque ci vado!
I primi bambini cominciarono ad affollare il cortile di Silvia già intorno alle dodici. Alle due c’era la classe al gran completo e tutti aspettavano che dalla casa arrivasse un indizio circa la decisione di Silvia. Lei, nel frattempo, era seduta sul letto della sua cameretta che chiedeva consiglio a sua madre, la sua migliore amica.
         mamma, mi spieghi perché improvvisamente tutti sono così interessati a me?
         è per via delle tue tette, piccina.
         ma come funzionano le tette mamma?
         è molto semplice tesoro. Ogni ragazza vive nell’anonimato fino all’età di circa dieci dodici anni. Dopo succede una cosa meravigliosa. Diventa donna. Le sue tette crescono, spuntano peli lì in basso e sotto le ascelle e comincia a sanguinare mensilmente. I maschietti che fino al giorno prima non ti avevano mai guardata cominciano a mostrare interesse per quello che fai o racconti.
         quindi quando ad una donna spuntano le tette comincia a dire cose interessanti?
         no, è proprio questo il bello. I maschi non ti hanno ascoltata fino a quel momento e non ti ascolteranno mai nemmeno in seguito. Ma grazie alle tette, potrai conquistarne uno che guadagna molti soldi e che ti comprerà un sacco di regali facendoti vivere come una principessa.
         le principesse hanno le tette?
         tutte le principesse hanno le tette.
         tutte?
         tutte.
Silvia spalancò la porta di casa e il brusio dei suoi compagni di classe cessò all’istante. Tutti muti a guardare la sua scollatura. Dopo alcuni istanti di perfetto silenzio qualcuno accennò ad un applauso e fu immediatamente seguito in un tripudio per la piccola Silvia. Una dea.
Fu accompagnata al laghetto delle anatre come se fosse circondata da tante piccole guardie del corpo. I bambini si accalcavano perpoterle dire una parola. Lei rispondeva con vaghi monosillabi o provocanti sorrisi. La tensione all’interno del gruppo era palpabile. Fuori dal raggio visivo di Silvia volavano insulti, spintoni e violente minacce. Dopo circa una mezz’ora arrivarono al laghetto delle anatre.
         vuoi provare a colpire le anatre?
         oddio, no. Che cosa disgustosa.
         prova Silvia, è divertente.
         solo uno.
         guarda ti faccio vedere come si fa.
Alex, lanciò un grosso sasso contro un’anatra ma la colpìnei pressi della coda. Colpire l’anatra nella coda rappresentava un fallimento perché l’anatra volava via senza essere ferita. Il bersaglio era la testa. Al limite, si accettava il corpo come premio di consolazione.
         ok ora provo io. – Silvia lanciò il sasso in modo scoordinato ma potente.
         oddio Silvia, l’hai colpita in piena fronte.
         le anatre non hanno la fronte.
         è schiattata.
         un urrà per Silvia.
         urrà. – urlarono in coro i bambini.
         ma io non volevo ucciderla.
         ha avuto quel che si merita.
         non aveva fatto niente.
         invece si.
         cosa?
La corrente portò, presso la riva, il corpo esanime dell’anatra e Matteo lo raccolse porgendolo in dono a Silvia. Tutto quel chiasso attirò nei paraggi una delle guardie del parco che subitamente cominciò ad indagare Silvia e i suoi amici. “Cosa ci fate qui?”, “cosa c’è da urlare tanto?”, ”cosa nascondete dietro di voi?”.
         niente signor agente.
         non credo proprio sia niente, fatemi un po’ vedere. –la guardia si fece largo tra i marmocchi fino a scovare il malaffare. – Chi ha ucciso quest’anatra? Ditemelo subito! Uccidere le anatre del parco è illegale. Qualcuno deve essere punito. –
La guardia era furente mentre Silvia era terrorizzata, tesa fin quasi alle lacrime. Aveva un singhiozzo sulla punta della lingua e stava quasi per scoppiare in patetiche scuse rivolte al pubblico ufficiale. Ma in quell’istante fu Alex a parlare.
         sono stato io. – disse con aria di sfida
         quindi sei tu l’artefice di questa bravata?
         a dire il vero sono stato io. – se ne uscì Matteo
         lo sapete tutti che sono stato io. – fu la volta diMarco
         voi non sareste capaci nemmeno di colpire il culone della maestra di scienze, l’ho uccisa io. – affermò Luca borioso
Uno alla volta tutti i bambini in classe con Silvia confessarono un crimine che non avevano commesso.  Arrivarono ad azzuffarsi tanto che il poliziotto dovette intervenire per sedare una rissa tra bulletti di quarta elementare. Volavano insulti di ogni genere. Ogni bambino esigeva il ruolo dicolpevole e lo rivendicava con le unghie e con i denti. Il poliziotto fu colpito più volte nei genitali tanto che fu costretto a chiamare rinforzi. Ci vollero sette agenti per sedare quei quindici bambini indemoniati.
Silvia fu salvata da Anna e Barbara che avevano osservato la scena da distante.
         vieni via con noi.
         non capisco cosa sia successo. Mi hanno difeso tutti. Ora lottano per chi deve essere a prendersi la colpa. Tutto questo non ha senso. A scuola fino all’anno scorso organizzavano degli scherzi alla maestra e facevano in modo che la colpa ricadesse su di me. O su di voi.
         lo vuoi capire che è grazie alle tue tette. – esclamarono Anna e Barbara all’unisono
         ma come possono due palline di grasso rivoluzionare tutto.
         senti, io e barbara abbiamo cercato “tette” su google e tu non hai idea di quanti siti appaiano. Sembra che ci sia una vera e propria ossessione per le tette. Le tette sono sinonimo di successo, di moda, di bella vita.
         anche mia madre mi accennava a qualcosa di simile.
         le tette sono la sola rivoluzione femminile. Se hai letette hai controllo sugli uomini. Lineare. Sembra che le tette siano l’arma che la natura ha dato alle donne per avere il controllo su di loro. Più grandi sono le tue tette più peseranno le tue parole. Grazie alle tette possiamo essere ascoltate
         ma è terribile. Chi l’ho ha detto?–
         non è terribile, l’ha detto Simone De Beauvoir. È un vantaggio che abbiamo sugli uomini. Possiamo controllare le loro menti. Basterà indossare le maglie giuste e la vita sarà sempre bellissima. Silvia, oggi abbiamo imparato qualcosa di molto importante. Non dimenticarlo mai.
         non lo dimenticherò.
         Mai!
         
         
         Chi è Simone De Beauvoir?
         Boh.
Silvia, Barbara, e Anna se ne tornarono a casa tenendosi permano. Lungo la strada si fermarono a guardare le vetrine dei negozi e commentare le maglie esposte.
Non lo avevano mai fatto prima.
Liberamente ispirato da una puntata di South Park

 

6 pensieri riguardo “Pere Mature

    Anonymous ha detto:
    febbraio 11, 2012 alle 11:29 pm

    copiato da south park,non ispirato

    Anonymous ha detto:
    febbraio 11, 2012 alle 11:29 pm

    copiato da south park,non ispirato

    Thomas De Quincey ha detto:
    febbraio 12, 2012 alle 11:19 pm

    Avrei voluto copiarlo interamente ma quella delle macchine era troppo e volevo citare Simone De Beauvoir. Inoltre ho cambiato i nomi perché non me li ricordavo. Per questo ho optato per un più tenue “liberamente ispirato”.
    Il prossimo lo copio tutto e non cito nemmeno la fonte.

    Thomas De Quincey ha detto:
    febbraio 12, 2012 alle 11:19 pm

    Avrei voluto copiarlo interamente ma quella delle macchine era troppo e volevo citare Simone De Beauvoir. Inoltre ho cambiato i nomi perché non me li ricordavo. Per questo ho optato per un più tenue "liberamente ispirato". Il prossimo lo copio tutto e non cito nemmeno la fonte.

    Anonymous ha detto:
    febbraio 27, 2012 alle 3:16 pm

    con la giusta colonna sonora ne verrebbe un gran film. Ci vuole stile anche nel copiare, quindi taci Anonimo del cazzo (fre)

    melodiestonate ha detto:
    aprile 27, 2012 alle 7:19 pm

    uhmm……………però

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