San Valentino

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San Valentino, detto anche san Valentino da Terni o san Valentino da Interamna (Interamna Nahars, ca. 176 – Roma, 14 febbraio 273), fu un vescovo e un martire cristiano. Definito “brutto e malaticcio” dalla Chiesa cattolica, da quella ortodossa e successivamente dalla Chiesa anglicana, scopava pochissimo.


Della vita del santo non si sa quasi nulla poiché egli viveva nascosto da qualche parte in una città del Friuli Venezia Giulia il cui nome anagrammato, in seguito alle pressioni della Chiesa Cattolica, divenne Codroipo.
A san Valentino da Terni, la sua vita e i suoi miracoli, dobbiamo tutti i cliché dell’amore occidentale e gran parte dei rituali di accoppiamento tra emo.
Si narra che quando fu graziato e affidato ad una famiglia nobile, il santo, ridiede la vista alla figlia cieca del suo cancelliere. La giovinetta, una volta riacquistata la vista, non sopportando il grosso nei peloso situato sul lato destro del mento del santo, ordinò di farlo decapitare. Lui, contrariato dalla piega degli eventi, fece appello al sentimento di pietà della giovane. Le scrisse una lettera commovente e firmò “tuo Valentino”. Il tentativo fallì miseramente e il santo venne decapitato. Da questo aneddoto nasce il detto “l’amore è cieco” e l’usanza di mettere su facebook, come foto profilo, l’immagine di persone belle al posto delle proprie.
Un’altra leggenda narra che san Valentino, vedendo due giovani che litigavano, donò loro una rosa dicendo di tenerla stretta tra le mani. I due giovani nell’afferrare la rosa si ferirono con le sue spine e di conseguenza massacrarono di botte l’incauto filantropo. Così nacque l’usanza di acquistare rose senza le spine a cinque euro e cinquanta.
Secondo un altro racconto, Valentino, già vescovo di Terni, unì in matrimonio la giovane cristiana Serapia e il centurione romano Sabino: l’unione era ostacolata dai genitori di lei ma, vinta la resistenza di questi, si scoprì che la giovane era gravemente malata. Il centurione chiamò Valentino al capezzale della giovane morente e gli chiese di non essere mai più separato dall’amata. Il santo vescovo lo battezzò e poi lo uccise per soffocamento indotto da ripetuto solletico alla pianta dei piedi (pratica allora molto diffusa in Europa e in Belgio). Da questo racconto il film “Romeo + Giulietta” con Di Caprio.
Valentino fu decapitato il 14 febbraio 273 all’età di 97 anni. Molti sostengono che il santo al momento dell’esecuzione fosse già morto da 15 anni a per via di un’occlusione intestinale causata dall’ingerimento di ostriche e brovada, piatto tipico dei triclini romani.
Il detto “perdere la testa per amore”, la cui genesi è stata erroneamente fatta conciliare con la decapitazione di san Valentino, deriva in verità dai romanza di Liala.

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