Ho sognato Freud, che significa?

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“È come un soffio di vento più forte” diceva quando lesobbalzava il cuore.
Lei era una psicoanalista e le piaceva speculare sullapsiche e sui sentimenti. Mai che si godesse un istante nel nome di un’emozione.Doveva sempre scavare fino alle fondamenta più sterili della circostanza.Analitica fino al midollo, aveva speso mesi studiando i più grandi pensatoridella “Gestalt” e n’era uscita vergine.
Credeva nelle ideologie, per questo rifiutava l’olismo.“L’ideologia è una parte del tutto ben determinata” e ancora “la definizione diquella parte è l’essenza dell’ideologia”.
Io non capivo e quando non capivo le chiedevo d’essere piùsemplice.

“Non posso essere più semplice” mi rispondeva scocciata“diventerei comunicativa, e tu sai che la comunicazione sottrae ognideterminazione. Aspira ad essere contemporaneamente una cosa, il suo contrarioe tutto ciò che sta in mezzo tra i due opposti”.
Ammetto che forse ammazzava il dialogo, ma almeno lo facevacon stile.
Io certamente non ero alla sua altezza ma, molte volte,credo che nemmeno lei lo fosse. Spesso quando era sotto stress farneticava.Ricordo come incolpasse di ogni cosa sua madre. A volte di cose che avevafatto, altre volte di cose che le aveva fatto mancare.
Aveva il più bel culo di Santa Croce Sull’Arno. Un culo chelei con mestiere ornava indossando perizomi minimalisti. Nonostante ciò, nelsesso era un po’ rigida. Non trovava la posizione giusta e spesso si perdevanei dettagli scientifico-fisiologici della copula e dell’amplesso. Durantel’orgasmo piangeva e urlava la santità dei corpuscoli di Krauss.
Quando desiderava maggiore eccitazione m’intimava di leccarecon tocchi fugaci di lingua il terzo esterno della sua vagina e indugiare sulclitoride così da stimolare le ghiandole di Bartolini a secernere il lorosecreto. Leggermente disgustato, io eseguivo alla lettera ogni passaggio e lei,paga del mio operato, affermava che il vantaggio di prendere le cose con rigorescientifico risiedeva nella possibilità di replicare i risultati.                                                                                                                                      
Anchesui lavori di casa avrebbe potuto scrivere un saggio breve.
“Esiste un modo per lucidare i metalli cromati con la soda”oppure “per pulire l’avorio dei manici d’osso della coltelleria, strofinali consucco di limone salato”, “per togliere il lucido da un abito, inumidisci lastoffa con una miscela leggera d’acqua e ammoniaca, poi stira sotto una pezzaumida”. Mi sono sempre chiesto come facesse a sapere tutte queste cose, lei chenon faceva altro che vagare con il pensiero alla ricerca dell’insight. Ungiorno, ebbi la risposta.
Rincasai prima, per farle una sorpresa, era il nostroanniversario.
Sul tavolo dello studio c’era un libro con le pagine piantee strappate. Lessi il titolo intriso nelle lacrime: Freud per sempre. Un libro di Lacan.
Salii lungo lescale verso la camera da letto e la trovai seduta lì a gambe incrociate chemangiava cioccolata e studiava un manuale di chimica. Gli occhi gonfi, dovevaaver pianto molto.
“Lo sai chemischiando l’ammoniaca con la candeggina si produce un composto che inalato puòportare alla morte?”
Avvertivo in leiuna ricerca crescente di stabilità. Aveva bisogno di certezze, appoggiarsi a leggiferree ma i suoi studi e la sua indole l’avevano resa intollerante a tuttoquesto.
“La new age è larisposta!” così disse e così fece.
Io non sapendo benecosa fosse questa “new age” di cui si ciarlava un po’ ovunque, tentai dichiederle delucidazioni.
“La new age è latrasformazione della religione in alcunché d’indefinibile, ma economicamenteredditizio. Sarebbe impossibile descrivere la new age come somma di elementisemplici: in essa confluiscono tendenze che nulla hanno a che vedere tra loro,sicché il movimento nel suo complesso sarebbe multiforme e indefinito. Presentaun’immagine del mondo in cui i contrasti sono superabili nell’esperienzaindividuale della pacificazione e della quiete”. Lo diceva come se recitasseuna litania, senza fermarsi per respirare e senza modulare il tono della suavoce.
Credo che fossetalmente innamorata di se stessa al punto da far innamorare anche me. Non tantodi lei quanto delle sue manie. La vedevo dedicare anima e corpo al cambiamentodella sua anima e del suo corpo per stare al passo con le mode intellettuali.Non sto dicendo che non avesse personalità. Al contrario. Sto dicendo che neaveva mille. L’ho vista liberale, marxista, atea, fondamentalista islamica,ecologista, lesbica, materialista, giacobina, fenomenologica, accademica,femministaiola, femminista, maschilista, comunista, freak, grunge, classica,cattolica, reazionaria e tifosa del Cuoiopelli Cappiano.
“Tornerà l’era Lazzerini”diceva avvolgendo il collo nella sciarpa bianco rossa.
Confesso che quandolei la domenica se ne andava allo stadio io curiosavo tra i suoi appunti, librio quaderni, senza capire niente di ciò che ci trovavo scritto dentro. L’unicacoerenza nelle sue riflessioni era un attaccamento insensato e morboso per laparola “aberrante”.
Tutto ciò chestudiava o che viveva le sembrava aberrante, persino la nostra gatta Minù.
C’era un interosaggio ispirato alla gatta, non ne ho capito bene il senso ma si intitolava: Gatti:da clochard del regno animale a borghesi del postcapitalismo. Credo fosse qualcosa di allegorico.
Ormai sentivo chel’amore squillante che tempo addietro lei aveva provato per me si stavatrasformando in qualcosa di brutto. In prurito credo.
A letto, a pranzo,sul divano, ogni istante della sua giornata condiviso con me le causava unterribile prurito. Il dermatologo disse che non c’erano anomalie epidermiche, néfunzionali né strutturali, si trattava di un disturbo psicosomatico causato daun agente stressante. Quasi certamente io.
Allora lei se neuscì con discorsi sulla libertà, sulla vita che fugge, il tempo, lo spazio,l’amore e i reality. Sentiva il bisogno psicosomatico di partecipare a unreality.
“Il reality non haaltro scopo se non inserire l’io di una persona comune nell’immagine del mondo.Ho bisogno di emanciparmi, non da te, nemmeno dal nostro rapporto. Ho bisognodi emanciparmi dall’immagine che ho di me. Inoltre non sopporto più la nostragatta Minù!”
Riuscì ad entrarenel cast del “grande fratello” e durante la prima puntata non fece altro cheparlare di sesso citando gli studi di un emerito ricercatore dell’universitàdel Missuri il cui nome, ironia della sorte, era Joseph LoPiccolo. 
Ci volle veramentepoco tempo perché si portasse a letto tutti i maschietti della casa ediventasse una sorta di mascotte. La Marcuzzi commentava imbarazzata le suegesta e Signorini la istigava gridando all’invidia. 
Essendo palesementeschierata nella fazione maschile creava superiorità numerica e questo legarantì di non finire mai in nomination. Arrivò in finale ma non vinse. Seconda.
Tornata da me conun ego gonfio di fama mi improvvisò un discorso sulla scissione tra l’anima e ilcorpo.
“Sì, mi sonoportata a letto otto uomini. L’amore e il sesso sono cose che non fanno partedello stesso dominio. Con loro è stato solo sesso. Siccome anche con te è solosesso mi vedo costretta a lasciarti”.
Non l’ho piùsentita né rivista.
Credo sia diventatauna famosa psicoanalista da varietà ma io non ho la TV.

3 pensieri riguardo “Ho sognato Freud, che significa?

    billie joe ha detto:
    febbraio 28, 2012 alle 12:36 am

    cool story bro

    Anonymous ha detto:
    marzo 8, 2012 alle 12:38 pm

    e questa era anna freud? lol

    Thomas De Quincey ha detto:
    marzo 10, 2012 alle 12:27 am

    No, capisco che la partecipazione di Anna Freud al grande fratello, nel 2004, possa trarre in inganno. Tuttavia il personaggio femminile è inventato.
    Quello maschile è Gesù.

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