L’intervento censurato a Radio Porco

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“Tira più un pel de figa che un carro de buoi” mi diceva mio nonno alla comunione di mia cugina. Avevo 10 anni, ancora privo dell’esperienza necessaria per fare di quella frase un precetto. Nel tempo cominciai però a farmi un’idea sul’argomento. Mi chiedevo ad esempio come mai nelle trasmissioni televisive il conduttore maschio fosse vestito elegantemente mentre la valletta di turno nascondeva con pessimi risultati solo qualche striscia di pelle. Oppure perchè mio padre si risvegliasse dalla letargia del dopolavoro solo al comparire della ragazza dello spot della saratoga. Poi capii che il mercato si era impossessato del sacrosanto impulso sessuale degli uomini, necessario per la sopravvivenza della specie, per farne una macchina da soldi. “E’ corretto tutto cio?” continuavo a domandarvi mentre mi masturbavo contemplando un quadro di Botero. Non ho ancora trovato una risposta. Certo che, dopo i vari bunga bunga, le olgettine, i burlesque a Casoria e le varie meteorine non posso far altro che pensare a ciò che scriveva Stendhal in periodi non sospetti: “In Italia tutti i grandi stati devono la loro fortuna a delle splendide sgualdrine.”

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