Psicologia

Postato il Aggiornato il

ImageCome diceva Boateng, la psicologia sta alla psichiatria come Gandhi sta ai colonizzatori inglesi. Di qualunque natura sia il paziente, lo psicologo lo affronterà disarmato e lo implorerà di calmarsi e ragionare. Lo psichiatra invece lo bombarderà di farmaci fino a che il “problema” non assumerà le sembianze di Sloth dei Goonies.

Ma chi sono veramente questi psicologi?

Da un’attenta analisi dei docenti che ogni anno muoiono nelle cattedre delle facoltà di psicologia, liberando un posto da ordinario, emerge una verità sconcertante: gli psicologi non sono psicologi! Se studiamo il loro pedigree scopriamo che provengono da medicina, sociologia, filosofia, statistica, lettere e via dicendo. La spiegazione del fenomeno è molto semplice. La facoltà di psicologia è troppo recente perché un vecchio ordinario l’abbia frequentata.

Sorge spontaneo domandarsi cosa leghi figure professionali tanto diverse sotto un unico dominio. La risposta è molto semplice: niente.

In questo post l’oltreuomo, come prima di lui fece Crepet, proverà a spiegare cos’è la psicologia attraverso la descrizione delle persone della psicologia.

Lo psicologo clinico.

Lo psicologo clinico è quello a cui la gente pensa quando si parla di psicologia. Ne esistono di vari tipi ma i più chiacchierati sono psicoanalisti e cognitivo comportamentali.

I primi parlano sempre di sesso e di mamma. La loro logica è la seguente: per eliminare un problema, anche se non si può dire né eliminare né problema, occorre scoprire le cause che l’hanno generato e lo mantengono. Queste cause sono state rimosse dal paziente, che non dovremmo chiamare paziente, come autodifesa e archiviate nell’inconscio e da li pulsano.

Il cammino verso la piena comprensione del sé può essere lungo è faticoso per il paziente e il compito dello psicoanalista è quello di accompagnarlo durante la sua crescita personale. Ma se avete paura di prendere di prendere l’aereo e l’aereo parte tra una settimana, questo approccio potrebbe non funzionare adeguatamente. Tuttavia chi ha problemi più seri, ad esempio una schizofrenia paranoide, potrebbe trarre giovamento dal raccontare i propri segreti più intimi ad un estraneo qualificato.

I cognitivo comportamentali sono la nemesi di questa logica. Essi cavalcano la seguente metafora: se hai la febbre, per prima cosa prendi un’aspirina così ti passa. Solo dopo ti spiego che probabilmente ti è venuta perché sei uscito in pieno inverno con le Crocks.

Oltre ad aver spostato l’attenzione sui sintomi anziché sulle cause, il merito di questa fazione è di aver creato dei sistemi per valutare l’efficacia delle terapie. Da queste verifiche emerge che la squadra che ha inventato queste misurazioni (i cognitivo comportamentali) batte le altre squadre. Alcune delle quali non partecipano nemmeno, ad esempio gli psicoanalisti. Da questa vittoria inferiscono che loro funzionano mentre gli altri no. Ma cosa vuol dire che la terapia cognitivo comportamentale ha funzionato? Immaginiamo di definire la depressione come un elenco di sintomi quali perdita di appetito, perdita di piacere sessuale, problemi del sonno, umore depresso, pensieri di suicidio, eccetera. Prima della terapia il paziente compila un questionario dove segna le caselle relative ai vari sintomi che gli sono propri. Poi fa la terapia e dopo compila nuovamente il questionario. Se dopo la terapia il paziente mangia e dorme bene, numericamente non è più depresso, anche se per festeggiare si butta sotto il rapido Taranto-Ancona, causando un grave ritardo a suo cugino che viaggia in seconda classe.

Il neuroscienziato.

Questa categoria, non ancora prevista dal correttore automatico di word, rappresenta tutti quelli che, una volta cominciato a frequentare psicologia, si pentono e vorrebbero passare a medicina. Ostacolati dal numero chiuso, per redimersi studiano tutta una serie di libercoli che portano titoli come “biologia per psicologi”, “neurofisiologia per psicologi”, “neuroanatomia per psicologi” e “farmacologia per psicologi”. La loro autostima viene fomentata dai compagni di università che non riuscendo a mandar giù il ciclo di Krebs si dedicano a Lacan. Una volta laureati, i neuroscienziati diventano dei tecnici che provano a riabilitare quegli afasici che parlano solo modulando il tono della bestemmia. Purtroppo, non acquisendo durante il loro percorso di studi alcuna competenza pratica, si scontrano contro le figure professionali che da anni ricoprono quei ruoli: i logopedisti e i fisioterapisti. Si sentono superiori a questi ultimi perché conoscono la teoria modulare di Fodor.

Lo psicofisico.

Come facciamo ad acquisire le informazioni del mondo esterno attraverso i nostri organi di senso? Ce lo dice lo psicofisico. O meglio, ce lo ha detto. Attualmente non c’è altro da aggiungere.

Il metodologo.

Questi figuri sono i più alienati. Il loro habitat è esclusivamente l’ambito accademico. Nel mercato del lavoro non sopravvivrebbero un giorno solo per via della loro formazione deficitaria. Si sentono ingegneri, matematici e statistici perché durante l’università hanno imparato a usare software che gli ingegneri, i matematici e gli statistici hanno implementato per loro. Sono sessualmente attratti dagli aspetti “formali” della psicologia, ovvero da come misurarne i costrutti e verificarne le teorie. Il loro compito è quello di trovare qualcosa da dire sui database disordinati che quotidianamente gli vengono propinati dai loro colleghi psicologi. Per raggiungere lo scopo sono costretti a violare tutti gli assunti di base previsti per qualsiasi analisi dei dati. Da queste ricerche si ricavano le teorie che spiegano i comportamenti umani.

Il paziente.

Semplificando esistono due tipi di paziente: quelli gravi e quelli che preferiscono fare un anno di psicoterapia anziché acquistare una macchina nuova o una pelliccia. I primi sono quelli che sarebbe impossibile pensare di gestire senza un sussidio farmacologico mentre della seconda categoria fa parte per esempio Buffon. Se da un lato diventa indispensabile lo psichiatra, dall’altro diventa superfluo lo psicologo generando così un’impasse riguardo l’effettiva utilità di quest’ultimo. Per questo motivo una buona parte del lavoro degli psicologi consiste nel dimostrare la loro natura indispensabile nei diversi ambienti. Non stupitevi se sentite parlare di psicologo del traffico, psicologo degli animali, psicologo ambientale o psicologo del benessere. Stanno semplicemente cercando un lavoro.

9 pensieri riguardo “Psicologia

    melodiestonate ha detto:
    luglio 6, 2012 alle 7:40 pm

    un post molto interessante……..

    Giovanna ha detto:
    luglio 7, 2012 alle 11:28 am

    Due domande: 1) Chi è o era Boateng? 2) Chi è l’autore di questo articolo pieno di luoghi comuni e di confusione tra psicologo, psicoterapeuta e psicoanalista?
    Ad esempio: “Gli psicologi non sono psicologi! Se studiamo il loro pedigree scopriamo che provengono da medicina, sociologia, filosofia, statistica, lettere e via dicendo. La spiegazione del fenomeno è molto semplice. La facoltà di psicologia è troppo recente perché un vecchio ordinario l’abbia frequentata”. A quanto mi risulta, se uno è laureato in medicina o in lettere ecc. non può (e non poteva in passato) iscriversi all’Albo degli Psicologi. Ci sono laureati in filosofia, lettere ecc. molti anni fa che fanno gli psicoanalisti, perché fino ad alcuni anni fa (non so se sia tuttora così), per accedere alla formazione in psicoanalisi si poteva essere laureati in queste discipline. Ma lo psicologo e lo psicoanalista non sono la stessa cosa, uno può essere psicologo e psicoanalista, oppure solo psicologo oppure solo psicoanalista, ma gli psicologi non sono laureati in lettere, filosofia o statistica ecc., sono laureati in psicologia. Casomai, ci sono psicoterapeuti laureati in medicina, ma non psicologi laureati in medicina.

      oltreuomoblog ha risposto:
      luglio 7, 2012 alle 12:32 pm

      1) Boateng è un centrocampista del Milan.
      2) Credo l’autore sia Galimberti o forse l’oltreuomo blog. Il patrocinio è incerto ma, in buona fede, credo il post vada attribuito al primo dei due perché utilizza il termine “psicologo” come disfemismo per raggruppare tutte le categorie a cui ti riferisci nell’esempio.

    ciccio ha detto:
    luglio 7, 2012 alle 1:32 pm

    Ottimo. L’ho sempre pensato che gli psicologi non servono a un cazzo di niente. Forse è per questo che suddetta facoltà è frequentata in maggioranza da femmine?
    Comunque è vero, gli psicologi vivono un costante complesso di inferiorità poiché vorrebbero essere considerati dei medici anche se non ti possono prescrivere una qualsiasi benzodiazepina, tsk.
    Beh sapete che c’è, psicologi dei miei coglioni, se volevate essere trattati come medici andavate a fare medicina cazzo! Ma vi capisco, lì avresti dovuto sgobbare molto di più, meglio una formazione farsa come psicologia e poi una vita per convincere il mondo che servite a qualcosa.

      Mary ha detto:
      luglio 8, 2012 alle 10:05 pm

      illuminami, con che titolo definisci la formazione psicologica come “farsa”?
      e spiegami un po’, da dove ti viene la geniale correlazione tra “facoltà che non serve a niente” e “frequentata in maggioranza dalle femmine”?

    Lily ha detto:
    luglio 8, 2012 alle 10:53 pm

    abbasso le “femmine”. essere “femmina” è una farsa pazzesca. e adesso faccio anche un’errore grammaticale.

    Crive ha detto:
    luglio 9, 2012 alle 9:07 am

    C’è sempre da ridere con gli “svisceratori puntigliosi”… 😀

    fre ha detto:
    luglio 9, 2012 alle 10:03 am

    è incomprensibile che vi siano persone che non conoscono Boateng

    napoleon in rags ha detto:
    luglio 16, 2012 alle 2:05 pm

    poi chiedere chi e boateng quando si sarebbe potuto semplicemente googlarlo e indice di una volontà di apparire superiore agli svaghi del popolino come il calcio

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