Donne

Dalle foto su facebook sembrava figa… (ovvero truffe sul web)

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ImageRecentemente ho scoperto l’esistenza di alcune persone che utilizzano facebook per andare a caccia di figa. E non sto parlando di due o tre disperati. Secondo dati preliminari dell’ISTAT, un utente su due dichiara di essere “mato par la mona, più mato dei cavai”. Tralasciato la singolare diffusione del dialetto veneto su tutta la penisola, lo scenario è agghiacciante. Sopratutto se consideriamo che, dei due utenti, l’altro è donna.

Purtroppo, come accade spesso nei fenomeni di massa, c’è chi cerca di approfittarsene truffando i cittadini onesti. Dilaga il proliferare di profili facebook di ragazze che giudicate attraverso il filtro del social network sono più angeliche degli angeli di Victoria’s Secret ma nella realtà sono delle cloache. Ogni giorno arrivano centinaia di segnalazioni alla polizia postale di uomini di tutte le età caduti nella trappola. Leggi il seguito di questo post »

Manuale per non restare zitelle

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La redazione dell’Oltreuomo è stata recentemente sommersa da lettere dal contenuto tragico e insoddisfatto. Migliaia di ragazze disperate ci hanno scritto chiedendo dei consigli per riuscire a trovare un fidanzato e tenerselo stretto. Non potevamo restare indifferenti a quelle rismedi fogli inzuppate di salate lacrime, perciò abbiamo deciso dicostituire un piccolo manualetto che potrà aiutare le giovani zitelline a non fare la fine di Crudelia De Mon.

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Manifesto del pene lungo

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Dopo il successo riscontrato con la “fenomenologia dell’inettitudine” e date le numerose richieste pervenuteci dai voi lettori, abbiamo finalmente deciso di affrontare un tema tanto caro all’universo femminile quanto a quello maschile (con maschile ci si riferisce alla maggior parte degli esemplari che lo costituiscono, quindi i gay). La questione della lunghezza del pene è fruita dalla gente quanto un campo isolato lungo l’autostrada dopo aver mangiato cavoli. Vuoi o no, torna sempre utile sciorinare qualche aneddoto sul suddetto manubrio dell’amore, così vi proponiamo un bignami storico capace di coglierne le potenzialità – in tempi di crisi va sempre bene.


Solo a partire dal 1900, con la pubblicazione de L’interpretazione dei sogni di Freud, il pene ha assunto un’importanza decisiva per le nostre società occidentali. O meglio, si è dimostrato scientificamente come le nostre esistenze dipendano interamente e costantemente da quel maleodorante pezzuncolo di carne che regge l’intera architettura maschile. Giustamente il signor Allen, nell’importante documentario girato nel 1983 dal titolo Zelig, afferma: “la mia rottura con Freud è avvenuta sulla questione dell’invidia del pene, lui credeva che fosse limitata alle donne”. Effettivamente, a partire da questa contestazione mossa a Freud circa un’eccessiva interpretazione fallologocentrica della società, Allen ha aperto la strada a nuove correnti di pensiero che hanno potuto affrancarsi dall’autorità intellettuale di quel santo cocainomane (al quale per altro è dedicato un cratere sulla luna). Freud è stato però riscoperto da autori contemporanei di massimo interesse, come il celebre Povia che in una nota canzone dice «c’era chi mi diceva “è naturale” io studiavo Freud non la pensava uguale».
Al di là delle polemiche, bisogna tenere conto di come il pene sia il centro nevralgico dell’uomo: egli lo teme in quanto non dispone di altre funzionalità in grado di assicurargli la sopravvivenza. Il pene rappresenta l’intero universo maschile, ogni azione o pensiero gli è subordinata, a questo proposito Meneghello conferma “l’uomo, nella sua versione maschile, si può considerare una struttura per sostenere i testicoli” e nulla più. Il pene infatti ha forma cilindrica e sostiene l’uomo nello svolgere le sue attività quotidiane. Egli lo accompagna ovunque, dalla doccia alla discoteca, dalla doccia alla discoteca e dalla doccia alla discoteca. Ovviamente, un pene più lungo è sintomo di maggior dinamismo intellettivo. Ma spieghiamo perché. Come si diceva poco fa, il fallo è temuto dall’uomo perché esercita un forte potere su di lui, gestendo e controllando lo sviluppo della sua attività intellettiva. La capacità di elaborare concetti è dunque direttamente proporzionale alla lunghezza del pene. A comprova di ciò la frase di Jean Cocteau “Mai fidarsi di un uomo con il cazzo piccolo”!   

Abbiamo deciso, infine, di raccogliere una serie di celebri testimonianze sulla lunghezza e funzionalità del pene.
Julija Voznesenskaja – “credo che l’uomo vada giudicato da come scopa, insomma dal cazzo. E poi un vero uomo deve garantire alla donna ogni comfort”.
Ennio Flaiano –“ci guardiamo il cazzo come se aspettassimo da lui una decisione”.
Gustave Flaubert – “erezione: si dice solo parlando di monumenti”.
John Giorno – “Nessun cazzo è duro come la vita”.
John Holmes- “Ce l’ho meno lungo di una Cadillac ma più di una cornetta del telefono”.
Erica Jong – “Quale situazione più ironica si può immaginare di quella di una donna liberata alle prese con un cazzo moscio? Tutti i problemi più importanti della storia impallidiscono davanti a queste due presenze cosmiche: l’eterno femminino e l’eterno cazzo moscio”.
Mario Mieli – “Il fallo nel cervello impedisce al maschio eterosessuale di vedere oltre il proprio uccello: per questo, l’attuale società è retta da coglioni”.
Rocco Siffredi – “Purtroppo a volte la dignità di un uomo si misura con i centimetri dell’uccello. Basta metter un uomo nudo e ha il pisello piccolo, beh… Diventa una nullità”.

Dimmi che tette hai e ti dirò chi sei

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La noia è ciò che affligge la nostra epoca. Le nuove generazioni sono annoiate. La vita è una merda. Lo spread potrebbe rialzarsi e tra vent’anni dovremo lavorare per i musi gialli. Cosa poter fare quindi per non far guazzare nella noia i cari lettori oltreuomini? Parlare di tette!
Le tette non annoiano mai. Le si può chiamare bocce, zinne, meloni, angurie, angurie-meloni, pere (Little Richard si riferiva ovviamente a questi epitopi nel suo tudti-frudti), poppe, minne, bombe… (potete sbizzarrirvi su yahoo answer, che ovviamente tratterà l’argomento accanto a: “Come posso lasciare la mia ragazza senza farla soffrire?”, o “Ho fatto un pompino al mio ragazzo, posso rimanere incinta?”).

I nomi rispecchiano le varie tipologie di seno che madre natura ha dato a tutte noi. Vediamo nel dettaglio quale quadro rispecchia di più la vostra natura (per le femminucce o gli affetti da ginecomastia) oppure quale donna vi piace di più.
VERY BIG BOOBS: vedi anche: maggiorata. Sono veramente delle grosse bocce, dalla quinta in su, di forma tonda e di consistenza un po’ molle e flaccida. Alcune delle massime esponenti della categoria sono infatti obese (in questi soggetti è completamente svalutato l’aggetto del seno rispetto all’addome, che cade a zero, svalutando irrimediabilmente il davanzale), conseguenza o causa, secondo recenti studi, della comodità che queste donne raggiungono stando a tavola, momento in cui trovano sollievo appoggiando i due airbag sulla tovaglia. In generale, assunta per vera la tesi secondo cui la stupidità è direttamente proporzionale alla grandezza del seno, questa classe è rappresentata da donne tremendamente stupide, salvo poche eccezioni che ovviamente confermano la regola. Le altre maggiorate, se non obese, hanno avuto un colpo di culo, e sono per lo più meridionali (qui non ci sono prove scientifiche, ma è così, lo si deduce per semplice inferenza). Malauguratamente queste donne muoiono giovani: per gravi problemi di ipercifosi della colonna vertebrale, dato il peso insostenibile delle due bocce; per soffocamento durante il sonno in posizione prona; per problemi cardiovascolari (nel caso delle obese).
Piacciono a: calciatori, contadini, spettatori del grande fratello, uomini di bocca buona a cui non serve parlare di relativismo culturale con la propria donna, e in generale all’universo maschile che su youjizz guarda esclusivamente la categoria big tits.
COPPE DI CHAMPAGNE: sono indubbiamente le vincitrici per forma, eleganza, leggiadria e sostegno. Sobrie, contenute (una seconda abbondante) e mai volgari. Le ritroviamo trasversalmente nel mondo femminile, ma la frequenza è di circa una donna ogni due milioni.
Piacciono a: i pochi uomini che capiscono qualcosa di tette oltre alla quantità e ai pervertiti che amano infilare parti del corpo in utensili da cucina (oltre alla coppa di champagne, che non crea problemi, il flute per il pene di lui ha spesso qualche effetto collaterale: sono molteplici, negli ultimi anni, gli episodi di cazzi in cancrena presentatisi in pronto soccorso; il ricavato ha fornito nel 2011 il necessario per il brindisi di fine anno all’ospedale di Trapani).
PICCOLE E INSIGNIFICANTI: sono una via di mezzo tra le coppe di champagne (per grandezza) e le tette inesistenti delle piatte. Solitamente la taglia ufficiale è una prima, ma spesso la donna è portata a comprare una seconda per autoconvincimento o appagamento personale. A volte la beffa è doppia, in quanto hanno delle madri con una terza circa e sperano così di diventare per ereditarietà genetica come loro, ma non sanno che lo saranno solo dopo aver partorito almeno tre figli o dopo la menopausa, ingrassando circa duecento chili. Di solito le appartenenti a questa classe non vivono troppo male il fatto di avere un seno insignificante. Il percorso però è lungo, e al liceo soffrono molto perché tutti fanno il filo alla tettona. Risolvono il problema in due modi diversi: o diventando amiche dei maschi, per poi farsi quello che non ha mai scopato e ci sta; oppure diventano navi-scuola, vincendo definitivamente contro la tettona della classe, che alla fine si rivela una figa di legno. Il QI è in generale medio-alto: per colmare il deficit anatomico infatti leggono molto o apprendono aneddoti, così da inculare l’uomo con eloquenza sofistica e azzerando irrimediabilmente la sensualità. Il rapporto con il partner diventa frustrante (egli è costretto ad appiattire la concavità del palmo della mano quelle rarissime volte – due o tre l’anno – che è mosso dalla voglia di toccare il seno della compagna, probabilmente per la speranza che qualcosa sia cambiato). Spesso è lui a suggerirle la chirurgia plastica, ma essendo assoggettato alla compagna, l’ipotesi svanisce in un istante (la donna con poche tette sviluppa infatti una forte attitudine al comando, un po’ come i nani quella al potere).
Piacciono a: i depressi, i deboli, chi sostiene che nel punteggio attribuito a una donna valga di più il culo (a proposito dell’eterno scontro tette-culo), chi guarda per prima cosa gli occhi, i gay, i gay non ancora dichiarati.
FORUNCOLI: la situazione è drammatica, la donna distesa sembra un ragazzo glabro, e in piedi un ragazzino che durante la crescita sviluppa per un certo periodo capezzoli leggermente sporgenti. Appartengono alla categoria: le anoressiche, le modelle da passerella (quindi anoressiche), chi ha la sfiga di nascere così e le bambine fino ai 12 anni. Gli esiti sono tra i più vari e interessanti, studiati da molti esperti di sociologia: a) dopo anni di sofferenza per la crudeltà che solo i ragazzini possono infliggere, il suicidio ha la meglio; b) l’uso perenne di reggiseni push-up, compreso quello del costume da bagno, riuscendo a prendere per il culo non certo le donne, bensì i cattivi osservatori (gli stessi che non si rendono mai conto di quando una ragazza ha i capelli più unti del fritto, o che non capiscono quando un’altra è coperta di fondotinta arancione fino alla mandibola, in modo che si crei un piacevole contrasto arancione-bianco con il collo, stile maglietta della nazionale olandese). Il rischio, però, è di deludere irrimediabilmente la vittima che, caduta nel tranello, cercherà disperatamente di smascherare il trucco; c) diventare lesbica; d) rifarsi le tette; e) diventare hipster, ascoltare quindi i Klaxons, indossare occhiali dalla montatura grossa e nera (se non si è miopi, ovviamente a lenti zero), quindi andare in giro senza reggiseno, per farsi riconoscere dagli altri hipster-indie l’onestà culturale di non fingere di avere le tette, e per mettere in crisi il sistema mentale di chi tende a comprare una taglia in più, pur non potendola riempire.
Piacciono a: praticamente nessuno, se non hipster e fattoni.
RIFATTE: dopo lo stile Pamela Anderson, che segnò l’inizio di una nuova concezione della donna come un infinito di possibilità, la mastoplastica additiva ha fatto passi da gigante, e oggi un seno rifatto può sembrare nature, anche se voci di corridoio dicono che sia comunque freddo al tatto e poco mobile nel movimento di inerzia che compie seguendo quello del resto del corpo (in tanti ripiangono le moviole che romanticamente immortalavano il ballonzolare delle tette nelle partite di tennis o di beachvolley amatoriale). Si rivolgono alla chirurgia plastica: ragazzine yankee che vogliono partecipare a programmi di MTV con le proprie madri (dal titolo non troppo dissimile da: Mom, buy me two new bigger tits cause I want to fuck); ragazze costrette dal fidanzato, che vanno in Tunisia fingendo una vacanza studio in Inghilterra, rubando qualche migliaio di euro dal bancomat del babbo e vendendo qualche gioiello preso dalla borsetta di mammà; Sara Tommasi; i pochi esemplari di donna con troppe tette che per non morire giovani se le fanno ridurre (guadagnandosi l’ira degli uomini e il rispetto delle donne).
Piacciono a: Lele Mora, papponi, diciassettenni nerd.

Renata