Storia

Morire con stile

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Il timore della morte attanaglia le nostre esistenze da millenni. In Al di là del principio del piacere, Freud critica i filosofi del passato accusandoli di aver considerato la morte come qualcosa di terribile e angosciante e non, più giustamente, come qualcosa che appartiene alla vita stessa; una presenza che le conferisce valore, in quanto finita, presente, unica. Qualcosa di simile troviamo all’interno del romanzo Le stelle fredde di Guido Piovene. Qui l’autore vicentino paragona la nostra vita a quella, appunto, di una stella fredda, spenta da molto tempo ma viva per noi che ne riceviamo ancora la luce; una vera e propria rivoluzione copernicana, che sposta il piano della morte da quello del tempo a quello dello spazio. Una posizione che si distacca prepotentemente dalla visione teologica, che la percepisce come una porta per un altro mondo, che non conosce il dolore e che si illumina di verità.

Al di là di tutte queste stronzate, riteniamo che la paura del grande buio possa essere superata, come tutte le paure, con lo stile. Oggi perciò elencheremo le morti più spassose e stilose della storia, sperando servano di lezioni ai tanti rottinculo che non fanno altro che pensare.
Eraclito
Eraclito l’oscuro, il filosofo del fuoco, era un gran rompicoglioni. Odiava tutti indiscriminatamente e tra gli oggetti del suo odio non mancavano di certo i medici, che insultava privatamente e pubblicamente. Ormai nel cammino della vecchiaia si ammalo di idropisia e tornò strisciando a chiedere aiuto ai dottori. Questi per ottenere una sobria rivincita, gli consigliarono di immergersi nello sterco di vacca fino alle spalle, in modo tale da far evaporare naturalmente l’acqua dal suo corpo. Ora, il nostro eroe possedeva tre enormi e feroci cani, che utilizzava per minacciare chi gli rompeva le palle, perciò, andato in una stalla in campagna ad immergersi nella merda, non venne riconosciuto dai suoi cani, che non riuscirono a riconoscere il suo odore, confusi da quello delle feci, e gli sbranarono la testa.
Diogene di Sinope
Il cinico Diogene fu esempio di stile non solo per la propria morte ma anche per la condotta di vita. Usava andare in giro completamente nudo dentro una botte aperta sopra e sotto, che gli permetteva di masturbarsi avidamente davanti a delle attraenti passanti (anche se era solito scoparsi le scrofe perché, a suo dire, erano molto più focose). Tra le altre cose cagava liberamente in mezzo alle piazze e faceva un po’ quel cazzo che voleva. Si suicidò trattenendo il respiro.
Petronio
Arbitro Petronio era un vero fancazzista. Trascorreva le giornate dilapidando il patrimonio e scroccando cene ai suoi amici. Secondo la leggenda, recatosi a Cuma, decise di suicidarsi durante un banchetto. Si tagliò così le vene davanti agli astanti ma ogni tanto le tappava con delle garze sorseggiando del vino o delle succose cosce di pollo. Poi le tagliava ancora, per ritapparle per godersi un ultimo pompino e così via, fino al dissanguamento totale.
Tycho Brahe
L’astronomo danese è sicuramente stato il più grande maestro di galateo della storia. Profondamente convinto che abbandonare un banchetto durante il suo svolgimento fosse cosa terribilmente maleducata, trattenne la pipì così a lungo fino a che la sua povera vescica esplose uccidendolo.
Steve Marriott
Sono celebri le morti nel mondo della musica. Tra overdose di vario tipo e soffocamento col proprio vomito di John Bonham e Bon Scott, vale la pena ricordare più di tutti Steve Marriot. Il cantante degli Small Faces infatti, dopo una sbronza indescrivibile, si accese una sigaretta senza pensare di essere inzuppato dalla testa ai piedi di vodka e altri alcolici vari. Prese fuoco e morì in pace.
Anonimo
Tra le leggende metropolitane vale la pena ricordare quel veterinario americano che mentre stava eseguendo una rettoscopia ad una vacca ricevette in pieno volto un potentissimo peto da parte dell’animale. Purtroppo lo sfortunato medico stava fumando un sigaro e la scoreggia si trasformò in lanciafiamme uccidendolo a causa delle profonde ustioni riportate.